giovedì 2 dicembre 2010

L’accento sulla vocale finale

In italiano quando l'accento tonico cade sulla vocale finale di una parola deve essere segnato graficamente. I possibili accenti grafici sono due: quello grave (ˋ) e quello acuto (ˊ).
Le vocali a, i, o, u possono avere solo l'accento grave, per cui si avrà: -à come in città, -ì come in così, -ò come in però e -ù come in più.
La vocale e, invece, può presentare entrambi gli accenti, a seconda della parola. Diamo di seguito un elenco delle più importanti parole che vanno scritte con -è o con -é (1):


Con accento grave - è Con accento acuto - é
ahimè affinché
ammazzacaffè alcunché
bebè alé
bignè allorché
caffè altroché
canapè ancorché
carcadè anziché
casquè benché
cioè checché
coccodè cliché
ebbè cosicché
embè dacché
frappè finché
gilè fintantoché
coinè / koinè fuorché
lacchè giacché
macinacaffè granché
narghilè henné
ohimè macché
piè (2)
purè nonché
sachè / sakè ohé
olé
tiè pancarré
tostacaffè perché
poiché
pressoché
purché
scimpanzé
sennonché
sicché
sintantoché
testé
tonné
viceré


————— NOTE —————

(1) Da notare che i composti del numero tre hanno tutti l'accento acuto: ventitré, trentatré, etc...

(2) Il monosillabo si accenta solo quando è congiunzione negativa. Quando, invece, è pronome, si scrive senza alcun accento grafico: ne.